Il Nuovo Cittadino - Genova anno 1954, 31 marzo

pag 3. Articolo Don Domenico Pestarino "Previn" GIGANTE NELLO SPIRITO.

Scelse la vita del prete povero, diventando l'apostolo della sua Mornese.

Nella luce di due Grandi: San Giovanni Bosco e Santa Maria Mazzarello.

 

Forse non sono molti quelli che conoscono, anche soltanto di nome, questo piccolo borgo dell'Alto Monferrato che, adagiato a cavaliere di un'amena collina là a mezza strada fra Gavi e Ovada, stende la fila delle sue modeste abitazioni di fra la sagoma turrita del suo castello e la bella e imponente costruzione della sua chiesa parrocchiale.

Eppure l'umile paesino è salito ormai agli onori della storia dopo che ha visto nascere Santa Maria Domenica Mazzarello, la quale, in collaborazione con San Giovanni Bosco diede vita all'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, esteso ormai sotto tutti i cieli e su tutti i continenti.

Proprio nella scia luminosa dei due Santi viene inserirsi in nome di Don Domenico Pestarino, la cui figura occupa un posto di primo piano al centro di avvenimenti che nella metà del secolo scorso resero chiaro il nome del minuscolo paese monferrino.

È di questo prete che vogliamo parlare; di lui che, nato a Mornese nel 1817 e appartenente per nascita alla diocesi Acqui, restò però genovese per tutta la vita.

Era sceso a Genova giovinetto, a compiervi gli studi, e qui fu fatto sacerdote e rimase per ben otto anni, dall'1839 alle 1847, prefetto di disciplina nel nostro seminario, modello di pietà, di vita sacerdotale, e di zelo apostolico.

Di questa lunga permanenza tra noi Don Pestarino, tornato definitivamente in patria, riporterà un'impronta indelebile nel suo spirito, nei suoi gusti e perfino nella forma particolare del suo abito sacerdotale, che conserverà per tutta la vita. Anche da lontano il piccolo prete monferrino rimarrà fedele a quella nostra Congregazione dei Missionari Rurali che fu la palestra per le sue periodiche esercitazioni all'apostolato in mezzo al popolo; conserverà gelosamente l'amicizia contratta coi nomi più belli del Clero genovese, dal Teologo Frassinetti, a Don Luigi Sturla, dal Canonico Alimonda all'abate Reggio, a Don Verdona e Don Como; porterà con sé i gusti dei Clero genovese per il decoro della Casa di Dio per la sontuosità dei sacri paramenti, per la solennità, delle funzioni religiose.

Rientrato dalla Superba nel 1847, per quasi trent'anni Don Pestarino restò nel natio paese. Proveniente da famiglia agiata, la sua condizione gli avrebbe consentito vita comoda e tranquilla, se non avesse avuto il cuore staccato da quel beni che la situazione famigliare gli offriva, per scegliere invece la vita del povero prete, che, negli abiti che porta, nella casa dove abita, nel cibi di cui si sostenta mostra i segni evidenti del volontario distacco da tutto ciò che esula dal bene spirituale delle anime a cui si è votato.

Don Pestarino è tornato per lavorare: l'ho detto subito pubblicamente appena arrivato. In verità di lavoro v'era bisogno a Mornese. A capo della parrocchia era Don Lorenzo Ghio, ottimo parroco, ma ormai avanzato negli anni è malaticcio; serpeggiavano ancora i residui di un Giansenismo pratico, per cui la popolazione viveva tutto l'anno lontana dai sacramenti; vi erano pericoli morali da allontanare dalla gioventù; v' era il fervore di un'intensa vita cristiana da accendere nelle anime.

Su questo campo di lavoro scende subito Don Pestarino e, viceparroco senza stipendio, si dà alla riforma del paese. Ogni mattina è in Chiesa, alle tre d'estate, alle cinque d'inverno, sempre a disposizione. Oratore facile e popolare, non perde occasione per seminare la divina parola, conservando l'antico stile del missionario rurale. Le sue cure maggiori sono per i fanciulli, per la gioventù femminile che guida la pietà, le madri attraverso le quali provvede cristiano ordinamento delle famiglie nella Congregazione delle madri cristiane.

Ed è anche all'elemento maschile pensa e provvede. Nell'agosto 1862 giungono a Mornese i due amici Don Frassinetti e don Sturla: vengono a stabilirvi quella Pia unione dei figli di S. Maria Immacolata che era nata a Genova per opera del priore di S. Sabina "per servire di incitamento e di indirizzo a conseguire la cristiana perfezione in mezzo al secolo".

Soprattutto due opere provvidenziali stanno a testimoniare l'oggetto del prete di estrazione borghese. Accenniamo alla istituzione della "Pia unione di Maria Immacolata" per un "èlite" di anime apostoliche di conquista per la gioventù femminile.

Alla scuola di Don Pestarino e sotto suo vigile sguardo si staglia la figura di S. Maria Mazzarello che a capo di un manipolo di anime generose si allontana dalla casa paterna per iniziare una forma di vita comune nella casa posto lassù a fianco della chiesa parrocchiale che il Santo Direttore metteva a disposizione perché diventi la casa dell' Immacolata e sede di quell'opera di preservazione e formazione cristiana che di lì a poco il Frassinetti farà sua trapiantando a Genova.

Intanto altri avvenimenti maturano. Si giunge all'anno 1864. Don Pestarino ormai entra nell'orbita del grande apostolo torinese: San Giovanni Bosco. Fra i due sacerdoti avviene un incontro provvidenziale; si parlano e s'intendono a meraviglia; l'apostolo di Mornese da il suo nome alla società salesiana; l'apostolo di Torino visita per la prima volta il piccolo paese del Monferrato.

Conclusione: Don Pestarino dichiara di essere pronto a spendere tutto il suo patrimonio per donare alla sua terra un'opera grandiosa, Don Bosco acconsente e viene decisa la costruzione di un maestoso edificio che sarà sede di un collegio destinato alla educazione dei fanciulli. Tutta la popolazione plaude all'iniziativa e pone mano ai lavori. Il 13 giugno 1865 si procede alla posa della prima pietra e, passati due anni, la cappella del nuovo istituto è pronta a ricevere la benedizione che il parroco Don Valle impartisce presente Don Bosco che vi celebra la prima messa.

Senonché in tanto incalzare di eventi qualcuno forse cominciava ad accorgersi che i progetti degli uomini non combaciavano del tutto con i disegni di Dio. Che stava mai per accadere? Si era giunti al giugno 1871. Don Bosco ormai deciso alla fondazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice chiamava a Torino Don Pestarino per comunicargli il suo pensiero: si dovesse procedere senza indugi alla realizzazione dell'opera scegliendo tra le Figlie dell'Immacolata di Mornese i soggetti più idonei a iniziare il progetto: lo incaricava di passare immediatamente alla costituzione della nuova famiglia Religiosa, aggiungendo che destinato il nuovo Collegio di Mornese a sede della comunità.

Don Pestarino ascolta: troppo grande è la venerazione e troppo profonda la fiducia che egli nutre verso il suo Santo Superiore per discuterne le decisioni; ma un'intima tragedia dovette mettere in subbuglio suo spirito, se memorie ineccepibili ci parlano del profondo turbamento che al suo ritorno da Torino si leggeva nel suo volto.

Pochi anni passano. La nuova famiglia nata nel sacrificio di un prete di eccezione prospera nel fertile terreno di Mornese, si consolida, distende gradatamente le sue propaggini sotto gli occhi di Don Pestarino rimasto per volontà del Signore a vegliarne le sorti.

Ma non tarda a raggiungere il giorno 15 maggio 1874, e la forte fibra del piccolo prete cede all'improvviso, il suo cuore si spezza sotto il fulmine di un colpo apoplettico, la sua anima vola in seno a Dio. Aveva 57 anni.

Mornese, la piccola terra che S. Maria Mazzarello salendo gli onori dell'altare ha innalzato con sé ai fastigi della storia, s'inchina sulla tomba di questo suo figlio che da vivo il popolo soleva chiamare col vezzeggiativo di "previn" per la sua bassa statura fisica, ma la cui figura morale si eleva gigante ancora oggi, alla distanza di ottant'anni dalla sua scomparsa. Davanti a questa splendida figura di Santo sacerdote non ci resta che formulare un augurio: che spunti il giorno in cui la memoria di Don Domenico Pestarino trovi da parte di tutti, insieme al dovuto riconoscimento, quella glorificazione, che da lungo tempo si auspica da chi conosce la sua opera grandiosa, e che si desidera sia pari ai meriti di questo insigne benefattore della sua terra, di questo grande figlio e collaboratore di S. Giovanni Bosco.

 

Monsignore Federico Campi

 

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