La Devozione a Maria Ausiliatrice a Mornese.

(di Don Tommaso Durante SDB)

 

L’Origine della Devozione

Mornese è un paese situato nell’alto Monferrato in provincia di Alessandria, e orientato, come logistica più verso Genova che Torino.

La memoria di Maria Ausiliatrice è stata istituita dopo la battaglia di Lepanto da Papa Pio V, Antonio Michele Ghisleri, nativo di Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, distante in linea d’aria poco più di una quindicina di Km da Mornese.

Alla battaglia di Lepanto partecipano attivamente anche alcuni fratelli Adorno, sono di Genova. Agostino è anche Signore di Castelletto d’Orba, un paese dei dintorni, e oltre ad altri fratelli porta con sè un gruppo di soldati del territorio. I sodati tornano vittoriosi con il bottino di guerra, che mettono nella cripta della Chiesa di Sant’Antonio di Castelletto con l’indicazione che afferma: “la vittoria è stata ottenuta con l’aiuto della Madonna, onorata come “Aiuto dei Cristiani”.

I Cristiani di Mornese hanno certamente sentito parlare di questa grande vittoria della cristianità, e nella fiducia nella Madonna che Pio V, diventato anche Santo, aveva per questa vittoria. Dopo questo avvenimento e questa vittoria si sviluppa in modo particolare nella Chiesa la devozione alla Madonna del Rosario e della recita del Rosario, e il titolo di Maria aiuto dei cristiani acquista più consistenza.

 

Pio VII viene eletto Papa a Venezia (1800-1823) perché Napoleone vuole orientare la Chiesa secondo le sue direttive, e proprio per dominare meglio la Chiesa fa portare (1809) prigioniero in Francia Pio VII. Il Papa per essere tradotto prigioniero è passato dalle parti di Mornese – per una delle antiche vie del sale – visto che si è fermato a Savona nel Santuario della Madonna della Misericordia a riposare alcuni giorni.

Egli ritornerà libero a Roma dove farà il suo ingresso il 24 maggio 1814 e decreta che in quel giorno venga fissata la Festa di Maria Ausiliatrice, perché afferma che se è stato liberato il merito va a Maria Ausiliatrice.

Certamente da Mornese e dintorni qualche giovanotto ha dovuto prestare il servizio militare sotto le armate napoleoniche, che hanno portato morte e distruzione in tutta Europa. Del mezzo milione di uomini che Napoleone ha portato in Russia ne sono tornati all’incirca centomila. E qualcuno di questi soldati ha pensato: “Il papa è tornato a Roma dalla prigionia napoleonica per merito della Madonna Ausiliatrice, anch’io se sono tornato a casa dalle guerra lo devo alla Madonna Ausiliatrice e si sviluppa a Mornese la devozione alla Madonna sotto tale titolo, tanto che in via Valgelata viene fatto dipingere dai reduci, su un muro di una casa, un’effige rudimentale di Maria Ausiliatrice.

 

La Devozione si radica nel territorio

Questa devozione è cresciuta, con il tempo, nel cuore del Popolo di Dio, e un gruppo di cristiani della frazione di Mornese “I Mazzarelli”, hanno un sogno che perdura da circa quarant’anni, quello di costruire una chiesetta nella loro frazione, dedicandola a San Lorenzo e all’Ausiliatrice.

Questo sogno comincia a realizzarsi nell’agosto del 1837, con un atto rogato in Ovada dal notaio Dania, Stefano Mazzarello fu Giovanni e Lorenzo Mazzarello fu Giuseppe donano il terreno necessario per la costruzione della cappelletta, condizione preliminare per ottenere le formali autorizzazioni ad iniziare i lavori. Quella dell'amministrazione comunale viene rilasciata nel marzo 1838 e finalmente il giugno successivo il Teologo Carrante si decide a chiedere il permesso al suo Vescovo fr. Modesto Contratto, dell'ordine dei Minori Cappuccini di S. Francesco, di benedire la posa della prima pietra e, come di consueto, di poter lavorare anche nei giorni di festa.

E’ qui utile ricordare che Maria Mazzarello nasce nel 1837, il 9 maggio, e che nello stesso anno trova realizzazione il sogno di costruire la Chiesetta, e nasce a circa centoventi metri dal luogo scelto a tale scopo. Possiamo dunque dire che cresce sotto la protezione dell’Ausiliatrice.

 

Maria Ausiliatrice e Maria Mazzarello

La Chiesetta viene benedetta nel 1843, Maria Domenica ha sei anni e viene dedicata ufficialmente a San Lorenzo, molto venerato a Genova, e a Maria Ausiliatrice.

Possiamo immaginare che Maria Domenica sia andata più di una volta a vedere i muratori al lavoro, a giocare con la sabbia, a recitare poi una volta benedetta qualche Ave Maria o addirittura, come si fa oggi, con la gente della frazione tutto il mese di maggio alla sera, il Rosario.

E’ interessante notare che nel Rosone della facciata della chiesetta era stata dipinta una effige, con Maria Ausiliatrice e i due diaconi Stefano e Lorenzo, anche per ringraziare i due donatori del terreno …

Maria Mazzarello a circa dieci anni lascia la frazione e con la famiglia va a vivere alla Cascina della Valponasca, ma il seme della devozione c’è e crescerà nel suo cuore.

In quella cascina isolata e all’estremo del paese, arrivano i ladri, rubano quello che trovano, ma per fortuna, non c’è nessuno in casa, e il papà da uomo cosciente e saggio, decide di tenere la Cascina andandoci a lavorare, ma compra una casa in paese, in Valgelata, proprio vicino all’effige che i reduci delle guerre napoleoniche avevano fatto dipingere, e Maria Domenica tornerà a vivere all’ombra dell’Ausiliatrice.

Nel 1860 a ventitre anni ritornerà nella Casa natale perché tutta la famiglia dello zio, fratello del papà, che ne è rimasto il proprietario, ha preso il tifo, e non c’è nessuno che si presta per le cure, lo fa Lei e al termine del servizio si prende il tifo. Il papà la riporta a casa, la salute di Maria sembra non volgere al meglio, ma lentissimamente, confortata anche dall’effige della Madonna recupera parte della salute, anche se la malattia lascia il segno … e visto che non può più lavorare nei campi, impara con l’amica Petronilla a fare la sarta, e qualifica la sua attenzine agli altri, specialmente alle Giovani.

 

Don Bosco Il Santo dell’Ausiliatrice

Don Bosco aveva incominciato a lavorare con i ragazzi, aveva incontrato Bartolomeo Garelli il giorno dell’Immacolata del 1841, e da quell’incontro nasce l’avventura salesiana.

Nel 1848 sente parlare dei fatti “straordinari” che sono accaduti a Spoleto, dove viene venerata la Madonna come Aiuto dei cristiani, e visto che per realizzare i suoi sogni ha bisogno di tutti, intuisce che il titolo della Madonna aiuto dei cristiani fa proprio per Lui, perché è la Madonna dei tempi difficili. E nella preghiera, nello studio e nella vita approfondisce questa devozione.

La Chiesa di San Francesco di Sales sta diventando piccola, anche per i suoi ragazzi, e ha in mente di costruire una grande Chiesa, che vuole dedicare a Maria Ausiliatrice. Il percorso del progetto non è facile, ma con l’aiuto della Madonna supera tutte le difficoltà e alla fine di aprile del 1864 benedice la prima pietra della Chiesa (l’episodio degli otto soldi).

Mentre don Bosco approfondisce la devozione, possiamo immaginare che la Madonna Ausiliatrice “intercede” perché Lui possa realizzare i suoi sogni, e tra i desideri c’è anche quello di fondare un’istituzione religiosa femminile, perché le Suore facciano per le Ragazze quello che i suoi figli spirituali fanno già per i Ragazzi.

E L’Ausiliatrice onorata a Mornese e a Valdocco, fa incontrare attraverso tanti piccoli e significativi avvenimenti le due realtà: Mornese e Valdocco, don Bosco e Maria Domenica.

 

L’Ausiliatrice punto di incontro tra Mornese e Valdocco

La Provvidenza ha fatto conoscere a Don Bosco uno straordinario prete di Mornese don Domenico Pestarino (1817-1874) …

Tra il 1861 e il 1864 Egli, con i migliori ragazzi che ha a Valdocco, compie quattro memorabili Passeggiate autunnali, e la quarta passeggiata nel 1864 lo porta, anche su invito di don Pestarino a Mornese.

Egli arriva a Mornese il sette ottobre sera, (festa della Madonna del Rosario), su un cavallo bianco, che gli ha fatto trovare qualche km prima don Pestarino, con circa ottanta ragazzi, i migliori che ha, perché la passeggiata è anche un premio per la buona riuscita nella vita e nello studio, alcuni di essi recitano Gianduia in dialetto, altri suonano la banda … pensiamo quale risonanza ha un avvenimento del genere per un paese di prevalentemente di Contadini, ancora sufficientemente isolato.

E don Bosco conosce la realtà di Mornese, un paese che è in continuo rinnovamento religioso e sociale, anche per l’animazione, a tutto campo, che sta compiendo il “previn” don Domenico Pestarino.

E in questa realtà, in prodigioso rinnovamento ha la possibilità di incontrare “Le Figlie dell’Immacolata” con Maria Mazzarello e essere da loro ammirato per il modo con cui sa indicare ai ragazzi la strada per crescere bene. E lentamente inizia l’avventura della conoscenza e dell’approfondimento e anche della realizzazione di quel progetto che ha nel cuore.

Don Bosco è l’Apostolo dell’Ausiliatrice, e questa devozione, che da queste parti c’era già, anche se in modo nascosto, esplode, per la capacità religiosa con cui sa diffondere questo titolo della Madre di Dio, e i Mornesini entrano in questa ottica.

Saranno essi presenti a Torino per diversi giorni per la Consacrazione della Chiesa nel 1867, e racconteranno i benefici che l’Ausiliatrice dona al paese.

Mornese è il paese dove è sorto l’Istituto di Maria Ausiliatrice nel 1872.

Per tanti motivi don Bosco porterà le Suore a Nizza nel 1879, ma la Madonna rimane a vigilare.

 

Una Statua da Cortile

Con Don Rua le Suore ritorneranno a Mornese, e come in tutte le case salesiane, mettono nel Cortile della loro nuova opera, la Statua di Maria Ausiliatrice. All’ombra di quella statua, sono cresciuti gli abitanti del territorio, perché tutti frequentavano l’Oratorio, luogo di svago, di aggregazione e di formazione umana e cristiana ….

I tempi cambiano. Ed è giusto che sia così. Le Suore con la canonizzazione della Confondatrice hanno recuperato il luogo dover è nato l’Istituto, che da don Bosco era stato alienato, e l’antica sede sta svolgendo altre mansioni, sempre a servizio del territorio, e l’antica opera viene donata al paese perché la utilizzi come struttura di servizio per tutti, e le Suore si mettono a servizio di tutti nell’antica opera recuperata e rinnovata.

 

Il Duemila e il “riaffidamento” a Maria Ausiliatrice

La Statua dell’Ausiliatrice che vigilava nell’antico cortile dell’Oratorio, viene collocata nel piazzale della Chiesa, e il 1° gennaio del 2000 la Comunità cristiana si è riaffidata alla Madonna Ausiliatrice, e si sviluppata la devozione anche nei paesi vicini, con la nascita dell’ADMA (= Associazione Devoti Maria Ausiliatrice), fondata a Torino da don Bosco.

Come tutti gli esseri manufatti la Statua ha avuto bisogno di restauro, che è stato brillantemente eseguito, e per il momento è rimasta in Chiesa.

Il Papa ci dice che dobbiamo portare il messaggio cristiano nelle periferie, credo che l’Ausiliatrice sia la Madonna delle periferie, dei “Tempi difficili” come la chiamava don Bosco.

NB: Qui, senza nessuna pretesa raccogliamo alcuni appunti che ci sono raccontati dalle Memorie Biografiche.

I mornesini don Bosco e la devozione all’Ausiliatrice

La simpatia per don Bosco e la fiducia in Don Pestarino è tanta che i mornesini decidono di aiutarli per la costruzione di un collegio dove poi verranno educati i ragazzi di Mornese e dintorni.

Il Collegio viene costruito, ma essendo sopravvenute circostanze particolari, diventerà la culla dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Don Bosco per costruire la Chiesa di Maria Ausiliatrice aveva bisogno che la Madonna lo aiutasse e diventasse la sua cassiera ed anche per questo Egli consigliava le persone a mettersi sotto la sua protezione materna per vivere fiduciosi nella Provvidenza. E le persone che si sentivano protette offrivano qualcosa per la costruzione della chiesa.

Diversi Mornesini avevano promesso il decimo dei loro raccolti se questi fossero stati preservati dalla crittogama (MB VIII pag 1010), che da quasi vent’anni divorava tutto il raccolto dell’uva.

La protezione della Vergine si fece subito sentire ed ebbero l’abbondanza del raccolto dei tempi più felici. Don Pestarino sollecitato dai suoi compaesani invitò personalmente don Bosco a Mornese perché venisse ad accettare le offerte promesse.

Don Bosco venne volentieri a Mornese per benedire il Collegio, la Cappella del Collegio e per accettare le offerte dei Mornesini alla Madonna e si fermò dal 9 al 13 dicembre del 1867.

I documenti del tempo ci dicono che nei tre giorni che don Bosco rimase in paese fu una festa di vera gioia e di pubblica esultanza: Egli appariva profondamente commosso per la prontezza ed il disinteresse con cui erano fatte le offerte e per le cristiane parole con cui erano accompagnate.

Questa visita di don Bosco è significativa e per la benedizione della Cappella del collegio e perché i mornesini si accorgono che sono sotto la protezione di Maria ausiliatrice e Le sono riconoscenti attraverso il suo servo Don Bosco.

Di questo fatto si è interessato anche il mondo politico del tempo: il sotto prefetto di Novi Ligure, ordinava al Pretore di Castelletto d’Orba di fare un’inchiesta presso il sindaco di Mornese per veder se era vero che i mornesini erano stati costretti a dare delle offerte a Don Bosco. La risposta del Consiglio Comunale di Mornese non si fa attendere ed è: “che don Bosco è venuto a Mornese e che i suoi abitanti, di loro spontanea volontà e per le promesse fatte, sono stati generosi con Lui per sostenere le opere che ha avviato a servizio dei giovani poveri e abbandonati”.

 

Con la consacrazione della Chiesa di Maria Ausiliatrice in Tornio, nel giugno del 1868, si consolida nei mornesini la devozione alla Madonna venerata sotto questo titolo. Don Bosco ottiene dalle Ferrovie la riduzione del biglietto ad una lire, per tutti i mornesini che si vogliono recare a Torino per la Consacrazione della Chiesa.

Il 13 giugno, “nella mattinata erano giunti da Mornese quaranta capi di famiglia con alla testa il sindaco e Don Domenico Pestarino, che rappresentava il parroco, venuti quali delegati a portare i comuni ossequi e ringraziamenti a Maria per i benefizi da Lei ricevuti. La loro comparsa destò non poca maraviglia nell'Oratorio. Alcuni avevano in capo un berretto rosso ed alto: altri un cappello a larghe falde; altri erano in brachette e farsetti e in altri abiti all'antica; e tutti cortesi e garbati.

Si presentarono a Don Bosco; e Don Pestarino si fece interprete del pensiero di tutti e in presenza di rispettabili ed autorevoli personaggi tenne questo discorso:

“Non vi rechi maraviglia, o signori, il vedere qua raccolti questi rappresentanti del popolo di Mornese. Se non ne fossero stati impediti dai lavori campestri forse sarebbero venuti tutti. Essi adunque fanno le veci di quanti rimasero alle loro case. Scopo nostro è di ringraziare la S. Vergine Ausiliatrice dei benefizi ricevuti. Maria per noi è un gran nome; ascoltate. Due anni or sono molti giovani del nostro paese dovendo andare alla guerra, si posero tutti sotto la protezione della S. Vergine mettendosi per di più in collo la medaglia di Maria Ausiliatrice. Andarono, affrontarono coraggiosamente ogni sorta di pericoli, ma niuno rimase vittima di quel flagello del Signore. Inoltre ne' paesi vicini fe' strage la grandine, la siccità ed il cholera morbus, e noi ne fummo affatto risparmiati. Benedetti dal Signore e protetti dalla Santa Vergine l'anno scorso abbiamo avuto abbondanti vendemmie quali da molti anni non si erano più vedute. In quest'anno poi avvenne cosa

che pare incredibile a quegli stessi che ne furono testimoni. Una grandine densa e grossa cadde su tutto il nostro territorio; e noi ci pensavamo che il raccolto fosse totalmente distrutto. In tutte le case, da tutte le bocche si invocava il nome di Maria Ausiliatrice; ma continuando la grandine oltre a quindici minuti imbiancò il terreno come fa la neve quando cade lungamente nella stagione invernale.

A caso trovaronsi là alcuni forastieri e al mirare la costernazione che appariva a tutti in volto: — Andate, dicevano con malignità, andate da Maria Ausiliatrice che vi restituisca

quanto ha portato via la grandine. — Non parlate così, loro rispose uno con senno: Maria ci aiutò l’anno scorso, e perciò le siamo riconoscenti; se quest'anno continua i suoi favori avrà un motivo di più alla nostra gratitudine. Ma se Dio ci trovasse degni di castigo, noi diremo col santo Giobbe: Dio ha dato, Dio ha tolto, sia sempre benedetto il suo santo nome”. Mentre facevansi tali discorsi, sulla pubblica piazza, appena cessata la grandine, giunse uno dei principali possidenti del paese tutto ansante e gridante ad alta voce: —Amici e fratelli non affannatevi, la grandine coprì le nostre terre, ma non fece alcun danno. Venite e andiamo a vedere quanto sia grande la bontà del Signore. — Immaginatevi con quale premura ognuno corse a vedere i suoi campi, i suoi prati, le sue vigne che racchiudevano i tesori e le risorse di ciascuna famiglia. Ognuno trovò vero quanto l'amico aveva riferito, sicché il tutto il paese ogni bocca esaltava il nome della S. Vergine Aiuto dei Cristiani. “

— Io stesso, interruppe uno il buon prete, io stesso in un mio campo, ho veduto la grandine intorno alle piante di meliga che faceva una specie di riva; ma le piante non avevano sofferto alcun guasto.

“E voce comune, continuò a dire il prelodato sacerdote, che la grandine non solo non abbia fatto alcun male alle campagne, ma anzi abbia fatto del belle; prciocché ci liberò dalla siccità che minacciava le nostre terre. Dopo tanti segni di benedizioni, forseché vi sarà un Mornesino che non cerchi di professare la più sentita riconoscenza a Maria? Finché noi vivremo, conserveremo cara memoria di tanti favori, e ci tornerà sempre della più grande consolazione ogni volta che potremo venire in questa chiesa a portar

l'obolo della riconoscenza e innalzare una preghiera di gratitudine alla divina bontà. ”

Que'divoti ambasciatori compierono la loro missione in maniera del tutto edificante. Si accostarono al S. Sacramento della Confessione e alla Comunione, e presero parte a tutte le pratiche religiose che si compirono sabato, domenica e lunedì fino a mezzogiorno. In quell'ora si raccolsero tutti insieme, e lasciando nell’Oratorio un luminoso esempio di religiosa e buona educazione, con l’allegria nel cuore e col riso sulle labbra ritornarono in seno alle loro famiglie”.(Cfr MB IX pag 270-273)

 

La cortese visita dei Mornesini a don Bosco ammalato a Varazze

La devozione all’Ausiliatrice lega in modo particolare i mornesini all’amicizia e alla simpatia verso Don Bosco. Don Bosco si ammala gravemente a Varazze mentre sta visitando le case della Liguria, quando è ormai in via di guarigione, nei primi giorni di gennaio del 1871. Enria, l’infermiere che sta curando l’ammalato scrive all’amico Buzzetti all’Oratorio e racconta questa simpatica visita ( MB Vol X pag 277 ).

“Ah caro amico! Se avesse veduta la scena commovente della quale io fui testimonio. Dodici capi di famiglia partirono da Mornese, e col brutto tempo, per venire a trovare Don Bosco a nome di tutto il paese. Arrivarono sabato sera [il 6] coll'ultimo convoglio e furono ospitati in collegio. Don Pestarino si trovava già qui da qualche giorno. Al mattino della domenica [il 7] dopo la messa furono introdotti nella camera del nostro amoroso Padre e si disposero in circolo, perché Don Bosco potesse vederli tutti. Deposero davanti ai loro piedi il regalo che ciascuno aveva portato. Chi aveva un canestro pieno d'uva la più squisita, chi burro fresco, chi frutta, uova, miele, piccioni, una lepre, e mostarda. Uno aveva un bottiglione di vino moscato, altri due piccole botti di un quarto di brenta piene del vino più prezioso ”.

Don Pestarino gli aveva presentato alcune bottiglie, che avevano più di 50 anni, ed altri altro; avevano recato il più bello, il più buono che avessero in paese.

“Era veramente — diceva Enria — una cosa commovente; il nostro buon Padre era anch'esso commosso a quest'atto di amore e di riconoscenza; era una vera immagine dei Pastori, che andarono a visitare il nostro Signore Gesù Bambino, quand'era nella capanna di Betlemme, che gli presentarono tanti doni, chi una cosa e chi un’altra ”.

Anche Don Bosco volse il pensiero alla solennità del dì precedente, ai Re Magi nella capanna di Betlemme, e, ringraziando i Mornesini:

— Sarete ben contenti, diceva, che offriamo tutti questi doni a Gesù Bambino, affinché ci aiuti a farci santi?

E proseguì sorridendo: — Vi prego di compatirmi se non potrò farvi compagnia, come ho fatto in Mornese più volte. Iddio vi benedica. Pregate per me ed io pregherò per voi e per le vostre famiglie e perché un giorno possiamo formare una famiglia in Paradiso... Ora mi sento stanco, ma, prima che partiate, spero dire a tutti una parola in particolare. — Così li congedò; e quegli uomini uscirono commossi, dicendo fra loro: —Come è buono ed affabile! Come ci accolse con carità! come s'interessa delle nostre famiglie! ah! è un santo! Non disse nulla delle sue sofferenze; anzi scherza sul suo male. Che pazienza deve avere e che rassegnazione!... — Erano entusiasmati. E il loro viaggio era stato lungo a piedi, fino a Serravalle, e poi costoso in vapore...

Anche don Francesia scrive: “Vennero da Mornese dodici uomini e riempirono la camera di Don Bosco di mille doni. Sono sempre proprio espansivi questi Mornesini. Fecero stamane la loro Comunione e pareva che non si potessero stancare di stare in chiesa. A Don Bosco è stata assai cara questa visita.

”Qui abbiamo ancora Don Pestarino e verrà Don Bodrato da Alassio, mentre si attende Don Bonetti da Borgo S. Martino. Ormai Varazze è la vera nostra capitale.

 

Miracolo che Maria Ausiliatrice compie a Mornese.(MB Vol X pag 595)

Nella visita di Don Bosco a Mornese, la Vergine Ausiliatrice volle dar un segno di predilezione al suo devotissimo Servo. Trascriviamo la narrazione del fatto veramente singolare, scritta da Don Lemoyne alla presenza dei testimoni che a lui l'avevano esposta, tale quale venne da loro firmata.

“Bianchi Gerolamo di Mornese aveva un fanciulletto di soli cinque giorni al quale venne rotto un braccio nel fasciarlo. Il braccio gonfio, venne in suppurazione da ambe le parti del gomito. I medici in sulle prime dilazionarono di fare l'operazione sperando che la natura avrebbe fatto uscir fuori i frammenti di osso, lasciandolo però storpio. Continuando il male a farsi maggiore, i medici giudicarono che venisse in cancrena e dicevano non v'era altro rimedio che tagliare il braccio. Non operarono, perché la madre si oppose, preferendo vederlo morire piuttosto che monco. Per sei mesi il fanciulletto non faceva che piangere.

“Don Bosco venne a Mornese negli ultimi giorni d'aprile. La madre gli portò a benedire il fanciullo, e mentre faceva una generosa offerta (i suoi ori di sposa) lo pregò a dirgli in qual giorno sarebbe guarito. Don Bosco sorridendo rispose:

”— Giacchè voi siete generosa colla Madonna, credo fermamente che sarete esaudita, e che alla fine di maggio il figlio sarà guarito. Intanto pregate.

“La malattia durò nella stessa gravezza non solo tutto il mese di maggio, ma la stessa mattina della festa di chiusura del mese il braccio suppurava come prima, senza nessun miglioramento. La famiglia era andata in parrocchia a Messa grande. In casa erano rimasti la madre e il suocero, padre del Girolamo. A un tratto, suonando le campane di mezzo giorno, il ragazzetto si mise a muovere, a sbattersi tutto allegro, e col braccio infermo, che prima non aveva mai mosso, tentava togliere il velo che copriva la culla. Corse il padre di Girolamo a chiamare la nuora e questa venne e fuori di sé per lo stupore vide che il braccio era perfettamente guarito, senza nessuna traccia della apertura delle piaghe, coll'osso intiero, sano e senza difetti.

“ Visse ancora due anni sanissimo, snello, e un'apertura d’intelletto superiore alla sua età. La madre lo chiamava il " figlio della Madonna”, e morì di flusso, ossia d'infiammazione intestinale”.

Bianchi Gerolamo e suo figlio Giuseppe, sacerdote, si dichiaravano pronti ad affermare il fatto con giuramento.

Il Monumento vivente che d Bosco e M Mazzarello innalzano all’Ausiliatrice.

La vita di Maria Mazzarello è segnata dalla presenza dell’Ausiliatrice. Nasce ai Mazzarelli proprio l’anno in cui gli abitanti cominciano la costruzione dei una chiesetta che viene dedicata a San Lorenzo e a Maria Ausiliatrice. La Chiesa viene benedetta nel 1843, quando Maria ha sei anni. Le prime preghiere sono dette in quella chiesa.

Nella casa in Valgelata che il papà ha comperato e dove Lei guarisce dal tifo, ha nel muro davanti alla sua finestra la pittura che raffigura Maria Ausiliatrice, fatta dipingere dai reduci delle guerre napoleoniche

Don Bosco nel 1864, in aprile benedice la pietra fondamentale della Chiesa di

Maria Ausiliatrice e l’8 ottobre incontra per la prima volta Maria Mazzarello e le sue amiche che diventeranno “le Pietre vive dell’Ausiliatrice”.

Sembra che la Madonna abbia mandato don Bosco a Mornese a trovare colei che diventerà la pietra fondamentale del monumento vivente che verrà innalzato a Maria Ausiliatrice attraverso la seconda famiglia che viene istituita.

Maria Mazzarello dopo essere guarita dal tifo non può più tornare a lavorare in campagna perché la sua salute è segnata dalla sofferenza. E allora impara a fare la sarta per aiutare le ragazze del paese ad apprendere quel mestiere ed essere utili alla famiglia.

Alcune di quelle ragazze sono orfane e vengono affidate di parenti alle sue cuore, e inizia con esse un primo rudimentale internato.

Maria Mazzarello e le sue amiche per un disegno provvidenziale lasciano la Casa dell’Immacolata, di don Pestarino, che viene affittata al parroco, e prendono possesso del collegio che sta per essere terminato. Don Pestarino segue questo gruppo e continua ad informare don Bosco della crescita sociale e spirituale che esse stanno facendo.

Nel 1872 Maria Mazzarello e le sue amiche sono pronte per il grande passo. Il vescovo di Acqui, Mons Sciandra, per le situazioni politico-religiose del tempo, non può prendere possesso della Villa di Strevi e Don Bosco lo invita a Mornese, nel Collegio, per un periodo di vacanza. Ed è anche questo un segno della Provvidenza perché quando le prime undici suore faranno in Collegio la loro vestizione e professione sarà presente il Pastore della diocesi, don Bosco, don Pestarino ed altre importanti autorità religiose del tempo. E’ il segno che quell’impegno è fatto nelle Chiesa a servizio della Chiesa nell’impegno educativo verso le ragazze. Maria Ausiliatrice ha fatto nascere qui a Mornese il monumento vivente che lei voleva edificarsi... e nasce nello stesso tempo la seconda famiglia salesiana.

L’Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice. (ADMA)

Don Bosco guardando la Chiesa di Maria Ausiliatrice diceva: Ogni mattone di quella chiesa è una grazia della Madonna” e siccome la chiesa serviva ad onorare la Madre di Dio sotto il titolo di aiuto dei cristiani, ha aggregato alla Chiesa l’Associazione dei devoti di Maria ausiliatrice. L’Associazione raccoglie cristiani che vogliono vivere sotto la protezione della Madonna e diffonderne la devozione.

L’Associazione si è costituita in Mornese il 24 febbraio del 1914, ma poi con l’andare degli anni si è persa.

Nell’aprile del 1999 l’Associazione ha ripreso a vivere in modo più intenso questo impegno mariano, perché crediamo che la Madonna Ausiliatrice sia il sostegno della nostra fede, e la sua presenza materna ci può accompagnare nel cammino di fede del terzo millennio.

Affidare a Maria Ausiliatrice la gente di Mornese vuole semplicemente riscoprire quale sostegno possiamo avere nella nostra vita riscoprendo l’aiuto che ci può dare la mamma di Gesù, che è anche mamma nostra, nella certezza che Lei, portandoci a Gesù ci aiuta a fare un cammino di conversione e di salvezza.

 

Riaffidamento dei Mornesini all’Ausiliatrice.

All’Offertorio della Messa tra i vari doni viene presentata anche l’Icona dell’Ausiliatrice.

 

Dopo il canto di Comunione, se il tempo è decente ci si sposta nel piazzale della Chiesa, per la benedizione del monumento e l’affidamento della popolazione alla Madonna.

 

Sac: Cari fratelli e sorelle siamo qui, in un giorno tutto particolare per riaffidarci alla Madre di Dio, che i nostri Padri hanno pregato e venerato come Aiuto dei Cristiani. Anche noi oggi vogliamo metterci sotto la sua protezione. Raccomandiamoci al suo sostegno ed aiuto:

 

Santa Maria: Noi ci affidiamo a Te.

Madre di Cristo noi ci affidiamo a Te

Madre degli apostoli: Noi ci affidiamo a Te

Madre della Chiesa: Noi ci affidiamo a Te

Madre e maestra della Famiglia salesiana: Noi ci affidiamo a Te

Aiuto del genere umano: Noi ci affidiamo a Te

Cooperatrice del Redentore: Noi ci affidiamo a Te

Dimora dello Spirito: Noi ci affidiamo a Te

Discepola di Cristo: Noi ci affidiamo a Te

Rifugio dei peccatori: Noi ci affidiamo a Te

Sostegno dei tribolati: Noi ci affidiamo a Te

Madre delle famiglie: Noi ci affidiamo a Te

Madre dei santi e dei cristiani: Noi ci affidiamo a te

Madre sostieni la nostra fede: Noi ci affidiamo a te

Madre sostieni le nostre famiglie: Noi ci affidiamo a te

Madre aiutaci a crescere bene i nostri figli: Noi ci affidiamo a Te

Madre aiutaci a credere nella pace: Noi ci affidiamo a te

Madre fa che non ci manchi il pane quotidiano: Noi ci affidiamo a te

Madre aiutaci a vivere bene questo anno di grazia: Noi ci affidiamo a Te

Maria Aiuto dei Cristiani: Noi ci affidiamo a te

Maria Aiuto dei Cristiani: Noi ci affidiamo a te

Maria Aiuto dei Cristiani: Noi ci affidiamo a te

 

Benedizione.

 

Dio Misericordioso che per mezzo del suo figlio, nato dalla Vergine, ha redento il mondo, vi colmi della sua benedizione – Amen

 

Dio vi protegga sempre per intercessione di Maria, vergine e Madre e aiuto dei cristiani, che ha dato al mondo l’autore della vita. Amen

 

A tutti voi che all’inizio di quest’anno celebrate con fede la festa della Madre di Dio e che vi ponete sotto la sua intercessione come Aiuto dei Cristiani, conceda il Signore la salute del corpo e la consolazione dello spirito. Amen

 

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su voi e su questa effige della Madre di Dio e con voi rimangga sempre. Amen

 

Glorificate il Mondo con la vostra vita: “Andate in pace”.

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