PIETRE, NAZIONI, COMUNITA’

Quando è partita da Mornese col primo gruppo nel 1877, suor Giovanna Borgna avrà voluto portare con sé i ricordi di Mornese e della prima comunità.

Come le sue consorelle, non avrà avuto né fotografie né oggetti personali ma certamente aveva uno spirito forte, quello Spirito di Mornese fatto di una povertà ricca di esperienza contadina e di scelta religiosa.

Questo spirito già allora non aveva confini territoriali o etnici e non era legato alla rappresentanza politica o agli equilibri dell’economia ma era uno spirito volto alla promozione umana e sociale specialmente delle giovani attraverso il linguaggio della testimonianza personale e del messaggio evangelico.

Per questo Maria Domenica Mazzarello le ha donato come ricordo due sassolini bianchi che lei ha saputo conservare come pietre angolari.

Ora questi due sassolini, che sono esposti nella casa natale di Main a Mornese, li appendiamo idealmente nel nostro albero di Natale insieme alle palline e alle luci a LED per ricordarci che lo Spirito di Mornese, come il messaggio del Natale, anche oggi non è chiuso dai confini delle Nazioni ma è aperto a tutte le Comunità non per globalizzarle o uniformarle ma per accomunarle su dei valori degni di essere appesi al nostro bellissimo albero di Natale accanto a quelle due piccole pietre bianche.

ALEGRI ! E AUGURI DI BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTI

 

 

Mornese Dicembre 2016                                          Marco Giuseppe Pestarino

Pietre, Paesi e Comunità

Alcuni anni fa al Santuario, al termine di una recita di “Gelindo”, Madre Marinella ci disse che la Santa non era un patrimonio esclusivo dei Mornesini bensì di tutto il mondo.

E proprio dalla “metà del mondo” in Ecuador a pochi chilometri da Quito, nel giardino tropicale della casa di spiritualità di Cumbayà, ho compreso appieno quell’affermazione.

Già da subito Maria Domenica Mazzarello era patrimonio di una comunità più ampia di quella mornesina. La mamma di Main, Maddalena Calcagno, era della Parrocchia di Tramontana nel Comune di Parodi Ligure e certamente i suoi parenti e conoscenti avranno sentito quella bambina come una parte di loro. Un episodio significativo della vita della Santa e che ha favorito in un momento successivo l’incontro tra don Pestarino e don Bosco è avvenuto a Lerma nell’estate del 1862. Alla presenza di don Giuseppe Frassinetti, di don Sturla e del Parroco di Lerma Canonico Raimondo Olivieri si sono riuniti una ventina di sacerdoti, tra cui don Domenico Pestarino, nel Santuario della Rocchetta per costituire la congregazione dei Missionari Rurali. Ancora a Lerma, che ha intitolato al grande Santo dei giovani l’Oratorio che si trova di fronte alla Chiesa Parrocchiale, in occasione della sua prima venuta a Mornese nel 1864 Don Bosco, con don Pestarino ed il Canonico Olivieri, incontrò don Giovanni Battista Lemoyne futuro direttore spirituale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il 21 Ottobre dello stesso anno con l’aiuto dei mornesini si iniziarono i lavori di scavo del Collegio a tempo perso nei giorni festivi. Prima in pochi poi sempre di più quattro, cinque, sei, sette, dieci, dodici, venti, trenta, fino a sessanta, retribuiti con un po’ di merenda e di vino con gratuità e carità. Ben presto la collaborazione coinvolse anche le comunità dei luoghi vicini: S. Stefano, San Rocco di Parodi, San Remigio, Tramontana, Parodi, Lerma e Casaleggio.

Si legge nella cronistoria delle F.M.A.: “Tutti concorsero con carri di arena ad aiutarci: furono, in qualche festa, fino a ventidue paia di buoi, sessanta bestie da soma, duecento e più persone a portar via pietre a spalla dai vigneti sulle strade e da casa; e tutti i giorni molte donne e figlie facevano sul mezzogiorno, ora più libera, un viaggio o due per pietre, sicchè sino a venti muratori erano provvisti di tutto il necessario per tutta la settimana e più.

…Qualche festa andarono sino a tre brente di vino; andò mille franchi di fieno per il bestiame e poi altri accessori, ma nulla mi faceva difficoltà, tanto animava l’unione, la fratellanza.

Era meraviglia vedere gli aiutanti dei dintorni ricevuti dai fanciulli del paese con rami di alberi, a suon di campane e spari di mortaretti; e mai succedette il minimo inconveniente, né dissapore, né nube alcuna, anzi varie grazie. Il paese, dal più vecchio di ottantasei anni, che chiese di portare la bandiera avanti al gran numero di giovanotti, ai più piccoli, fino di otto anni che volevano sempre, quasi tutti i giorni venire, con la loro piccola pietra, al collegio e coi loro piccoli carretti a gara caricati di pietruzze e venire al luogo della fabbrica, tutti aiutarono in maniera commovente”.

Furono poche le famiglie che non aiutarono direttamente, ma anche queste concorsero in qualche modo diretto o in diretto. Dalla descrizione dei luoghi di provenienza dei volontari si nota che si va ben oltre i confini dei paesi e che protagoniste sono le comunità, certamente piccole ma sempre comunità che, supportate da valori comuni e motivate da obiettivi comuni, riescono ad essere una unica grande comunità.

Quando sono a Casaleggio, Lerma e Parodi, mi immagino di vedere in una delle loro piazze quelle comunità attorno ad un pozzo simile a quello del collegio costruito con tante pietre, molte anche piccole, ma tutte pietre angolari.

 

 

 

 

Mornese Ottobre 2016                                        Marco Giuseppe Pestarino

UNA PICCOLA GRANDE OPERA

 

Un giorno di un certo anno camminando nei pressi di una torre maestosa e possente, mentre pensava ai suoi progetti, una persona ha inciampato in una pietra perdendo l’equilibrio. Era una semplice pietra che, staccandosi, aveva lasciato un piccolo buco in un angolo della torre, come una ferita. Quell’imprevisto banale è stata una seccatura non voluta perché ha dovuto interrompere i suoi pensieri progettuali. “Poteva esserci un altro al mio posto” a quasi imprecato quella persona. Poi ha proseguito il suo cammino, ma quella ferita nel muro lo ha turbato. Non si è chiesto chi aveva progettato quella torre e chi l’aveva costruita, né il quando né il perché. Non ha nemmeno considerato che forse spettava a qualcun altro sanare quel danno. E’ tornato indietro ed ha rimesso a posto la pietra in quel buco nell’angolo. Non so se se ne è reso conto ma con quel piccolo gesto ha impedito l’inizio di un grande potenziale danno che avrebbe potuto accadere dopo molto tempo: il crollo della torre perché quella pietra era nell’angolo. Era solo una pietra, ma una pietra d’angolo.

Nel 1863 Maria Domenica Mazzarello a 26 anni ha incontrato un mercante che, rimasto vedovo, le ha chiesto di aiutarlo per tenere di giorno le sue bambine. In quel momento Main si è “inciampata” in due orfane, una di sei e l’altra di otto anni. Presa in contropiede sarà rimasta turbata; certamente non era preparata a risolvere subito quella richiesta ma avrà provato disagio per quella ferita che ha colpito quelle due bimbe ed il loro padre. Non poteva accettare quella situazione, non si è posta il problema sul perché sono rimaste orfane, non ha aspettato che si facesse una legge per gli orfani, non ha preteso che tutti fossero sensibilizzati né che a provvedere a quelle bambine fosse qualcun altro. Quelle due bambine le ha ospitate lei senza se e senza ma, non ha risolto il problema di tutti gli orfani del mondo ma con quel gesto ha sanato quella ferita. La vita di quelle bimbe non era più a rischio di crollare perché lei ha fatto da pietra, da pietra d’angolo.

E’ stata un’opera di misericordia? Tra le quattordici e la quindicesima voluta da Papa Francesco non c’è quella di “ aiutare due orfanelle “. Ma ci sono: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, curare gli infermi, tra le corporali e insegnare agli ignoranti, consolare gli afflitti, tra le spirituali, che ben calzano con quel gesto di Main. Le grandi torri si costruiscono con tanti piccoli gesti che mettono insieme tante piccole pietre. Le opere grandi si fanno con tanti piccoli gesti compiuti da tante persone che molte volte non si pongono il problema della grande opera, né aspettano che tutto il problema venga risolto a monte, né che qualcun altro faccia il primo passo, né giudica quello che hanno fatto gli altri. Ognuna di queste persone diventa una pietra d’angolo senza aspirare a far conoscere il proprio gesto e senza pretendere di essere ringraziata. Le cose grosse spettano a chi deve “dare a Cesare quello che è di Cesare”, Main invece “ ha dato a Dio quello che è di Dio”.

Nel 1950, con molte piccole pietre, il Collegio, ristrutturato ed ampliato, è diventato una grande opera che per molti anni ha ospitato le orfane dei Carabinieri e chi va al Collegio e nel porticato alza lo sguardo verso la Virgo Fidelis può ripensare a quelle due orfanelle e quella piccola grande opera di misericordia compita da Maria Domenica Mazzarello.

 

 

Mornese, Settembre 2016                                           Marco Giuseppe Pestarino                

VISIONI

 

Quando mi ha raccontato delle farfalle, donandomene una formato calamita, ho subito pensato alla visione di Main quando aveva 24 anni.

 

Passava un giorno per la collinetta di Borgoalto, quando le parve di vedersi di fronte un gran caseggiato con tutta l’apparenza esteriore di un collegio di numerose giovinette. Si fermò a guardare piena di stupore e disse fra sé” Cosa è mai questo che vedo? Ma qui non c’è mai stato questo palazzo! Che succede?”

E sentì come una voce “ A te le affido”. (dalla cronistoria dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice)

 

Perché non far condividere quanto è accaduto a Jane Jackson sulla collinetta della pineta?

“Dovresti farla conoscere” le ho chiesto.

Ed ecco qui, espresso nel suo eccellente italiano, quell’esperienza che va ben oltre l’episodio delle due farfalle.

E’ una storia bellissima, commovente ma affascinante, quasi come se la Santa le avesse detto

 

Jane, stai allegra”.

 

 

 

Mornese, Agosto 2016                                     Marco Giuseppe Pestarino              

 

 

 

JANE JACKSON

 

 

Voglio condividere un po’ della mia storia con Mornese e raccontare perche’ e’ diventato cosi’ importante per me, a tutti quelli che, come me, amano Mornese. Sono venuta a Mornese dal New Jersey per la prima volta nell’agosto 2013, un anno dopo la morte di mio marito Blyden, con il quale siamo stati sposati per 37 anni. Avevamo un buon amico che abita vicino Mornese e che i cui genitori sono di Mornese, Rossano Pestarino. Quando ho deciso di viaggiare in Italia per incontrare Rossano e la sua famiglia, lui mi ha consigliato che avrei potuto alloggiare a Mornese al Campo dei Papaveri B&B. Era la prima volta per me che viaggiavo da sola fuori dagli Stati Uniti. Volevo dimostrare a me stessa che potevo provare e imparare cose nuove ed estreme per aiutarmi con il mio dolore. Era una buona decisione.

L’anno scorso, un giorno mentre ero seduta nella pineta sulla panchina che ho donato a Mornese in memoria di mio marito e per ringraziare Mornese per il sostegno che ci ho trovato, ho avuto una bella esperienza che significa Mornese per me. 

Una farfalla si è posata sul mio piede. L’ho guardata per qualche minuto, solo una farfalla bellissima, e poi è volata via, ma era diventata due farfalle, non più solo una. In quel momento mi sono sentita finalmente in pace e ho capito che anche io e mio marito, che eravamo due, poi uno, e adesso di nuovo due, siamo sempre due in uno nella grande enormita’dell’universo, e potevo dirgli addio, sicura che lui e’ sempre con me.

A casa in New Jersey, tre anni fa, ho cominciato un ministero nella mia chiesa con l’ispirazione di Santa Maria Domenica Mazzarello. Abbiamo creato The Santa Maria Guild. Facciamo gli scialli e iquilt per le persone che sono malate o che hanno malati in famiglia o che hanno perso qualcuno di caro, mentre preghiamo per loro. Il nostro motto e’ ricavato dalle parole della Santa, “Ogni punto un atto d’amore per Dio.”

E cosi’ per me Mornese offre un sentiero alla liberta’, una passeggiata che fa sparire le preoccupazioni, le paure, ogni passo al ritmo del vento che canta negli alberi. Mornese e’ il sogno che ho osato di sognare, il sogno che mi è venuto incontro, che mi ha offerto la sua mano, e che mi ha dato l’abbondanza delle viste bellissime, abbastanza per guardare in una vita di sogni futuri.

Mornese e’ sempre Mornese

UN PREMIO NOBEL

 

L’Anno della Misericordia ci ricorda che la salvezza dell’uomo passa attraverso le opere di misericordia e Papa Francesco continuamente ci sollecita, anche con la teologia della nonna, a tenere nella quotidianità un comportamento coerente ed esemplare.

Certamente non è facile concretizzare le opere di misericordia spirituali come il “perdonare le offese“ e “sopportare pazientemente le persone moleste” ma ancora più difficile lo è per quelle corporali ed in particolare “dar da mangiare agli affamati” e “alloggiare i pellegrini”. Chi invece ha la forza di realizzare tutte le opere di misericordia può vantarsi di applicare i Comandamenti dell’amore lasciati da Gesù.

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze. Amerai il tuo prossimo come te stesso (Marco 12,29-31).

I due comandamenti non sono alternativi. Non si può amare Dio se non si ama il prossimo e se si ama il prossimo automaticamente si ama Dio.

Amare il prossimo vuol dire vivere pienamente la realtà di tutti i giorni in tutti i suoi aspetti in modo direttamente proporzionale ai propri talenti.

Posso affermare di aver amato Dio se ho pregato e mi sono accostato ai Sacramenti senza aver alloggiato il pellegrino?

E se ho alloggiato il pellegrino ho ancora bisogno di pregare ed accostarmi ai Sacramenti per poter affermare di aver amato Dio?

A questi interrogativi Maria Domenica Mazzarello è riuscita a dare una risposta chiara con la testimonianza della sua vita.

In uno scritto del 1994, riportato sinteticamente su Unione numero 7-8 Luglio-Agosto 2016 a cura di Cristiana Mariani, Domenico Agasso rileva le opere sociali che sono vere e proprie opere di misericordia realizzate dalla giovane ragazza: l’asilo infantile, il laboratorio di sartoria, il circolo ricreativo, la vita associativa. Opere concrete che, in un contesto prettamente umano fatto di strategie, contrasti, scelte difficili e sofferte diventano atti di amor di Dio. Main, da giovane e analfabeta che era, è diventata un’artigiana, un’imprenditrice; ha avuto un atteggiamento da capo, da manager. Una vera e propria organizzatrice.

Niente vita da catacomba, niente vittimismi, niente buonismo di facciata ma nello stesso tempo nessuna chiusura al paese che qualche volta le è stato ostile. La sua regola era: dare sempre un aiuto agli altri e rispondere all’ostilità con allegria e per amor di Dio.

All’età di 26 anni, prima di incontrare Don Bosco, avrebbe potuto meritarsi due lauree “honoris causa”: una in economia ed una in scienze della formazione.

Nella conferenza che ha tenuto alle Suore di Nizza Monferrato nell’autunno del 1880, pubblicata nella cronistoria dell’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice sotto il titolo “Conferenza della madre sulla povertà”, Madre Mazzarello ripercorre tutto il suo modello di vita con una luce nuova legata al tempo e alla maturità. Si preoccupa che non si perda di vista il collegamento tra il primo e il secondo comandamento nonostante i cambiamenti imposti, dalla vita in comune, dalla modernità, dalla comunicazione, e dall’evoluzione della storia.

Perché non perdano la “carreggiata”, alle consorelle parla di globalizzazione, di aziendalizzazione, di lavoro, di economia, di educazione, di progresso, di salute, di lavoro, dell’uso dei beni, distinguendo il necessario dall’utile facendo sempre riferimento a Dio.

Parla con chiarezza, con sincerità, con disinteresse personale. Parla per il bene delle consorelle e di tutto il mondo che ruota attorno a loro dimostrando che è possibile, grazie all’amore, conciliare la povertà personale con la ricchezza ed il benessere comunitario.

Un discorso breve ma degno di uno statista che, 11 anni prima della “Rerun Novarum”, esprime un modello di economia politica meritevole non solo di una laurea honoris causa ma di un premio Nobel.

 

 

 

Mornese, Luglio 2016                                                  Marco Giuseppe Pestarino  

LE PRIME COMUNIONI A MORNESE

 

Il 19 Aprile 1848, Mercoledi Santo, alle 8 de mattino, nella chiesa parrocchiale di San Silvestro Maria Domenica Mazzarello ha ricevuto la prima comunione. Essendo nata il 09 Maggio 1837 non aveva ancora raggiunto i 12 anni canonici ma Don Domenico Pestarino le aveva concesso di accostarsi alla prima comunione prima perché era brava al catechismo e lo era tanto che quando lo ripeteva lo faceva in modo da spiegarlo anche ai suoi coetanei presenti. Era già una piccola catechista.

A quell’epoca era analfabeta e certamente non sapeva scrivere e non conosceva i numeri, ma pur non essendo andata a scuola probabilmente era sempre attenta ed aveva tanta memoria o sapeva leggicchiare.

Quella mattina era partita presto da casa, accompagnata dalla cugina Domenica e dalla sorellina Felicina perché la mamma Maddalena Calcagno doveva stare a casa ad accudire il fratellino.

La messa era celebrata dal Parroco ma era animata da Don Domenico Pestarino che prima della Comunione aveva intonato il “Confiteor” (Confesso). Dopo la celebrazione non c’era il pranzo come oggi, ma si festeggiava nel pomeriggio con una processione fino all’antica chiesa parrocchiale di San Silvestro.

Un po’ di quel giorno è rimasto anche in seguito a Mornese o almeno sono rimaste una serie di coincidenze. Fino ai primi anni 60 la prima comunione si faceva alle 8 del mattino e la si faceva davanti all’altare dedicato a Santa Maria Mazzarello. La messa era celebrata in latino e veniva recitato il “Confiteor” alla presenza delle mamme e di pochissimi parenti. Pur nella semplicità e nonostante la povertà, era sempre un momento importante: le femmine indossavano un abito bianco col velo simile a quello delle spose, mentre i maschi per la prima volta si potevano permettere un vestito con giacca e pantaloncini corti fatto magari con stoffa rivoltata ma confezionato di nuovo mentre al braccio, all’altezza dell’omero calzavano un bracciale di raso bianco a forma di fiocco. Anche il pranzo non usava ancora in quegli anni ma per risaltare il momento di festa qualcuno, come nel mio caso, dopo la messa invitava i cugini coetanei per una tazza di latte dolce ed una fetta di torta.

La processione pomeridiana a San Silvestro è stata sostituita con la partecipazione alla processione del Corpus Domini proprio davanti al Sacerdote che sostiene il Santissimo per le vie del paese. Questa bella tradizione si conserva anche in questo nuovo millennio mentre altre cose sono cambiate. La messa non è più al mattino presto ed è una messa solenne cui partecipano molti parenti ed amici che si ritrovano poi ad una pranzo degno di un matrimonio.

Sicuramente è meglio oggi quando una bambina ed un bambino rendono partecipi ad un momento così importante della loro vita i loro cari. L’importante però è che questi “cari” abbiano coscienza

che la Prima Comunione è un Sacramento.

 

Mornese Maggio 2016                                        Marco Giuseppe Pestarino

ALEGRI

 

Era consuetudine per Madre Mazzarello rivolgersi alle consorelle con “STATE ALLEGRE”, una bella espressione che appare a prima vista come una semplice raccomandazione. Un po’ come quando una madre si rivolge alla figlia che esce la sera e le dice “stai attenta”. In questa farse c’è tutta la preoccupazione della madre per i pericoli che la figlia potrebbe incontrare fuori casa, ma c’è anche tutto il suo affetto, il suo amore e soprattutto anche il suo saluto. Un semplice ciao non potrebbe contenere tutti quei valori contenuti in quel “stai attenta”. Però mentre l’espressione usata dalla madre è triste, ansiosa, piena di paure in quello “ State Allegre” di Main si legge l’ottimismo, la positività, una visione costruttiva di quello che sta fuori casa o fuori dalla famiglia. Anche in quello State Allegre sono sottintesi l’affetto, l’amore e soprattutto il saluto ma senza l’ombra della preoccupazione. Alcuni giorni fa al Collegio a Mornese, ho visto delle calamite e delle borse riproducenti l’immagine della finestrella della Valponasca con la scritta “STATE ALLEGRI” ed ho subito pensato a Mike Bongiorno, il presentatore televisivo italiano scomparso alcuni anni fa, che salutava il pubblico televisivo all’inizio ed alla fine di ogni trasmissione dicendo ad alta voce “ALLEGRIA”. Non salutava con un “signore e signori buonasera” ma semplicemente con “allegria!“. Un saluto che all’inizio predisponeva all’ascolto sereno della trasmissione ed alla fine faceva rivivere gli aspetti belli e buoni predisponendo ad una buona continuazione in attesa dell’appuntamento alla prossima trasmissione televisiva. Chissà se Mike avrà preso spunto da Maria Domenica Mazzarello. Certamente nel 1800 a Mornese ci si lasciava salutandosi in dialetto con l’espressione “ALEGRI”. Anche Main salutava i suoi genitori ed i suoi compaesani dicendo “Alegri” . Una bella espressione che appare chiaramente un saluto ed un augurio. Un saluto che sottintendeva una visione positiva del futuro nonostante la miseria, la fame e l’ignoranza, un saluto di gente umile disposta ad accettare la realtà in modo fiducioso, un saluto di gente ricca di valori e che si affidava alla provvidenza. Ecco perché Maria Domenica da prima Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha trasformato quell’ALEGRI in STATE ALLEGRE.

In occasione del Santo Natale anch’io voglio salutare voi che da tutte le parti del mondo visitate questo sito. A voi che nonostante tutto sapete commuovervi per il Bambinello, a voi che riuscite a interpretare quanto c’è di positivo nel mondo, a voi che trovate la forza di perdonare e riconciliarvi. A tutti Voi: “ALEGRI “ è Natale.

LA PIAZZA VIRTUALE

 

ELENCO DEI PAESI CCHE SI SONO COLLEGATI COL SITO NELL’ULTIMO MESE

 

Italy Norway
Russia Poland
United States Australia
Brazil Azerbaijan
Ecuador Belgium
Germany Chile
Spain France
South Korea United Kingdom
Canada Israel
Japan Kazakhstan
Switzerland Latvia
China Macau
Colombia Malaysia
Hungary Portugal
Mexico  

 

Da quando è nato questo sito, era il Dicembre 2013, i contatti sono stati ben oltre le previsioni e da tutte le parti del mondo. Visitare il sito è come fare un giro per il paese e respirare l’aria di una terra che non appartiene più solo ai mornesini ma è patrimonio di tutta la comunità mondiale che si ispira ai valori educativi e sociali di Maria Domenica Mazzarello e Don Bosco.

Conoscere l’ambiente del 1800 e la storia delle persone che hanno vissuto con la giovane Main aiuta a comprendere il percorso umano e vocazionale di quella ragazza povera ed analfabeta; conoscere l’ambiente di oggi e delle persone che ci vivono è ancora importante non solo perché sono custodi di una storia e di una tradizione ma perché Mornese è un Santuario vivente. I pellegrini che vengono da tutte le parti del mondo vengono per “respirare” lo spirito di Mornese e ciò è più facile se visitano anche il museo umano fatto di gente che conosce, interpreta e vive quei valori che sono ancora contemporaneità.

La devozione dei mornesini per la Santa è una cosa implicita e lo è tanto che non ha bisogno di particolari atteggiamenti esteriori, un po’ come avviene tra componenti di una stessa famiglia che non hanno necessità di dover dimostrare l’affetto tra di loro con gesti plateali. Noi mornesini dobbiamo essere coscienti del ruolo che abbiamo perché siamo noi la gente del museo umano.

Gli eredi spirituali di Maria Mazzarello non sono solo le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice o solo i mornesini ma entrambi pur se con responsabilità e ruoli diversi. Quando tutti gli eredi sono in armonia allora la presenza di Main per le vie del paese è ancora più palpabile.

Questo filmato ripreso in modo dilettantistico alcuni anni fa al Santuario, con i sorrisi nei volti dei giovani mornesini e le risate che fanno da sfondo, è uno dei tanti esempi di armonia tra le Suore e la gente del paese.

Festa di Tutti Santi e Commemorazione dei Defunti 2015

 

In occasione della Festa di Tutti i Santi e della Commemorazione dei defunti un pensiero va rivolto alle prime Suore F.M.A. sepolte a Mornese. Nella cappella del cimitero costruita nei primi anni 80 e dedicata alle Figlie di Maria Ausiliatrice oltre a Don Domenico Pestarino, Don Giuseppe Cagliero, Suor Giuseppina Vigolo, Suor Maria Sisto e Suor Orsolina Pavese, sono sepolte 12 suore decedute a Mornese tra il 1874 ed il 1890.

Sono Sr. Corrianna Arrigotti, Sr. Rosa Mazzarello, Sr Antonia Cassini, Sr. Maria Grosso, Sr. Luigia Giordano, Sr. Maria Belletti, Sr. Anna Succetti, Sr. Paola Guala, Sr. Teresa Guiot, Sr. Lucrezia Becchio, Sr. Margherita Ricci, Sr. Agostina Calcagno, tutte eroiche giovani ragazze che hanno lasciato le loro famiglie, i loro affetti e qualcuna anche i propri agi per diventare testimoni dei primi passi della congregazione salesiana femminile. Dalla diversità dei loro cognomi si può notare subito che lo spirito mornesino ha fatto presto a fare breccia oltre i confini geografici di Mornese.

Da allora ad oggi questo spirito ha continuato ad aleggiare su molte giovani ragazze in tutti i continenti indifferentemente dalle loro condizioni etniche, sociali e culturali e a quelle prime Suore possono far riferimento tutte quelle che in modo eroico si sacrificano nelle frontiere del modo come le zone sperdute della Terra del fuoco, gli altopiani Etiopi, i territori dell’Asia dove i cristiani sono minoranza o il Medio oriente dove addirittura sono perseguitati. Ma si possono considerare eroiche anche quelle presenti in certi quartieri delle metropoli occidentali, penso alle Sisters che fino ad alcuni anni fa nella dodicesima strada di Manhattan assistevano numerose giovani ispano-americane o a chi nella periferia di Roma Capitale supporta il disagio di giovani e famiglie che possiamo definire il terzo mondo occidentale.

Come per le prime Suore sarà stata dura, lo è altrettanto oggi, ma dopo i momenti di sconforto e di fatica, basta pensare alle origini ed a quella scommessa che Main insieme alle amiche ha fatto quando la frontiera erano i confini del comune di Mornese. E’stata una scommessa vincente, altrimenti non ne parleremmo oggi ed è stata una scelta necessaria allora come ancora è strettamente necessaria oggi.

Anche dove non ci sono guerre o dittature, anche dove la democrazia ed il benessere sono aumentati, anche dove le risposte sociali vengono date dalla laicità degli stati sovrani, sembra aumentare una richiesta di aiuto e chi fa l’eroica scelta di darlo gratuitamente con misericordia ha il riconoscimento e l’apprezzamento della maggioranza della gente.

 

 

 

Mornese, Ottobre 2015                                                                         MGP

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